Ci sono packaging che non hanno bisogno di presentazioni.
Alcuni packaging non sono solo contenitori, ma diventano parte integrante dell’identità del prodotto, fino a superarlo. Sono il primo punto di contatto, la prima promessa. E quando vengono progettati con intelligenza, riescono a trasformare un oggetto ordinario in qualcosa di immediatamente riconoscibile.
Vediamone alcuni tra i più famosi!
Alcuni packaging non sono solo contenitori, ma diventano parte integrante dell’identità del prodotto, fino a superarlo. Sono il primo punto di contatto, la prima promessa. E quando vengono progettati con intelligenza, riescono a trasformare un oggetto ordinario in qualcosa di immediatamente riconoscibile.
Vediamone alcuni tra i più famosi!
La bottiglia in vetro di Coca-Cola
All’inizio del Novecento, il problema per Coca-Cola non era solo vendere di più, ma farsi riconoscere in mezzo alle copie. Nel 1915 l’azienda lanciò una sfida: creare una bottiglia identificabile (anche al buio o in frantumi) ed essere riconoscibile anche senza etichetta.
Il designer Earl R. Dean si ispirò all’immagine di un baccello di cacao, convinto (erroneamente) che la bevanda contenesse cacao. Da quell’interpretazione nacque la forma bombata con curve marcate e collo stretto.
La cosiddetta “Contour Bottle” non era solo esteticamente bella, era ergonomica e distintiva. Nel tempo è diventata uno dei simboli più potenti del design industriale del Novecento. Ancora oggi, basta intravedere la silhouette per sapere di cosa si tratta.
Il designer Earl R. Dean si ispirò all’immagine di un baccello di cacao, convinto (erroneamente) che la bevanda contenesse cacao. Da quell’interpretazione nacque la forma bombata con curve marcate e collo stretto.
La cosiddetta “Contour Bottle” non era solo esteticamente bella, era ergonomica e distintiva. Nel tempo è diventata uno dei simboli più potenti del design industriale del Novecento. Ancora oggi, basta intravedere la silhouette per sapere di cosa si tratta.
Il tubo di Pringles
L’obiettivo era risolvere un problema pratico: le patatine nei sacchetti arrivavano spesso rotte. La soluzione fu ripensare completamente prodotto e confezione.
Un’idea semplice, quanto rivoluzionaria.
Le chips vennero standardizzate nella forma, impilabili, e inserite in un cilindro rigido. Dunque non un sacchetto, ma un tubo che proteggesse e ottimizzasse lo spazio.
Negli anni è rimasto sostanzialmente invariato, diventando talmente riconoscibile da essere oggetto di ironia pubblicitaria e cultura meme.
Così facendo, zero patatine spezzate, massima efficienza logistica e un impatto a scaffale impossibile da ignorare. Il tubo non è solo funzionale: è distintivo, ironico, memorabile. Tanto da diventare protagonista di campagne pubblicitarie autoironiche.
Un’idea semplice, quanto rivoluzionaria.
Le chips vennero standardizzate nella forma, impilabili, e inserite in un cilindro rigido. Dunque non un sacchetto, ma un tubo che proteggesse e ottimizzasse lo spazio.
Negli anni è rimasto sostanzialmente invariato, diventando talmente riconoscibile da essere oggetto di ironia pubblicitaria e cultura meme.
Così facendo, zero patatine spezzate, massima efficienza logistica e un impatto a scaffale impossibile da ignorare. Il tubo non è solo funzionale: è distintivo, ironico, memorabile. Tanto da diventare protagonista di campagne pubblicitarie autoironiche.
I bicchieri di Nutella
Fin dall’inizio, il contenitore in vetro è stato pensato per avere una seconda vita. Una volta terminata la crema, diventa bicchiere. Nutella parla di riutilizzo prima ancora che la sostenibilità fosse un trend.
Un gesto semplice, ma potentissimo. Il brand rimane in casa, sulla tavola, nel quotidiano. Il contenitore non viene percepito come rifiuto, ma come oggetto utile.
Negli anni ’80 e ’90 le edizioni illustrate con personaggi dei cartoni animati hanno alimentato il collezionismo, trasformando il vasetto in oggetto da conservare. Le personalizzazioni del vasetto di Nutella con nomi propri e le edizioni celebrative hanno rafforzato il legame emotivo tra brand e consumatori.
Un gesto semplice, ma potentissimo. Il brand rimane in casa, sulla tavola, nel quotidiano. Il contenitore non viene percepito come rifiuto, ma come oggetto utile.
Negli anni ’80 e ’90 le edizioni illustrate con personaggi dei cartoni animati hanno alimentato il collezionismo, trasformando il vasetto in oggetto da conservare. Le personalizzazioni del vasetto di Nutella con nomi propri e le edizioni celebrative hanno rafforzato il legame emotivo tra brand e consumatori.
Le patatine di McDonald's
L’astuccio rosso con le iconiche “arches” gialle/dorate è uno dei pack più riconoscibili al mondo. La sua forza sta nella semplicità. Una forma sagomata che facilita la presa e permette un consumo veloce, coerente con l’idea stessa di fast food.
Negli anni della crescita esplosiva del brand, serviva velocità nel servizio e consumo pratico per il cliente. Quel contenitore ha risolto entrambe le esigenze, diventando parte integrante dell’esperienza.
Negli anni della crescita esplosiva del brand, serviva velocità nel servizio e consumo pratico per il cliente. Quel contenitore ha risolto entrambe le esigenze, diventando parte integrante dell’esperienza.
La scatola arancione di Hermès
Oggi è sinonimo di lusso. Ma la scelta dell’arancione non nacque da una strategia cromatica sofisticata e ragionata.
Nel secondo dopoguerra, con la carenza di materiali, la maison si trovò a utilizzare scatole arancioni perché erano tra le poche disponibili. Una decisione dettata dalla necessità.
Col tempo quel colore è diventato codice proprietario, immediatamente associato a esclusività e artigianalità. La scatola, con il suo nastro marrone, è parte integrante del rituale di acquisto.
Nel secondo dopoguerra, con la carenza di materiali, la maison si trovò a utilizzare scatole arancioni perché erano tra le poche disponibili. Una decisione dettata dalla necessità.
Col tempo quel colore è diventato codice proprietario, immediatamente associato a esclusività e artigianalità. La scatola, con il suo nastro marrone, è parte integrante del rituale di acquisto.
La bottiglia di Heinz
Quando Henry Heinz iniziò a produrre e vendere salse, scelse una bottiglia trasparente. Una decisione controcorrente: mostrare il contenuto per comunicare qualità e purezza.
Nel tempo, la bottiglia in vetro con etichetta inclinata è diventata un’icona pop.
La vera forza del brand è stata l’innovazione costante. Monoporzioni per la ristorazione, packaging pratici per la grande distribuzione e, nel 2001, la rivoluzione della bottiglia capovolta con tappo piatto.
Un’intuizione funzionale che ha cambiato l’abitudine di consumo e che molti competitor hanno poi imitato.
Nel tempo, la bottiglia in vetro con etichetta inclinata è diventata un’icona pop.
La vera forza del brand è stata l’innovazione costante. Monoporzioni per la ristorazione, packaging pratici per la grande distribuzione e, nel 2001, la rivoluzione della bottiglia capovolta con tappo piatto.
Un’intuizione funzionale che ha cambiato l’abitudine di consumo e che molti competitor hanno poi imitato.
Il vaso delle amarene Fabbri
Il vaso in ceramica bianca con decori blu nasce negli anni Venti a Faenza. Bianco, bombato, decorato con motivi blu in stile floreale, è rimasto sostanzialmente invariato, attraversando epoche e mercati.
È molto di più di un semplice contenitore alimentare, è un oggetto decorativo, da esporre. È entrato nelle case, nei bar storici, nei ristoranti, diventando quasi complemento d’arredo.
La sua riconoscibilità è tale da aver richiesto perfino interventi legali contro imitazioni internazionali.
È molto di più di un semplice contenitore alimentare, è un oggetto decorativo, da esporre. È entrato nelle case, nei bar storici, nei ristoranti, diventando quasi complemento d’arredo.
La sua riconoscibilità è tale da aver richiesto perfino interventi legali contro imitazioni internazionali.
La Blue Box di Tiffany
Introdotta nel XIX secolo, la celebre “Blue Box” è riconoscibile per una tonalità precisa di azzurro, ufficialmente registrata come Pantone 1837, un riferimento all’anno di fondazione del brand. Quel colore, oggi noto come “Tiffany Blue”, è un codice visivo proprietario, protetto e gestito con standard rigidissimi di coerenza cromatica.
Nel tempo, quell’azzurro è diventato sinonimo di promessa, fidanzamento, celebrazione.
La scatola è minimale, la superficie è compatta, il nastro di raso bianco aggiunge un gesto rituale. Nessun eccesso, eppure comunica immediatamente romanticismo e momento speciale.
È uno dei casi più forti di branding cromatico nella storia del retail: il colore diventa identità.
Nel tempo, quell’azzurro è diventato sinonimo di promessa, fidanzamento, celebrazione.
La scatola è minimale, la superficie è compatta, il nastro di raso bianco aggiunge un gesto rituale. Nessun eccesso, eppure comunica immediatamente romanticismo e momento speciale.
È uno dei casi più forti di branding cromatico nella storia del retail: il colore diventa identità.
Ma non è finita qui! Ci sono altri packaging famosi, anche vintage, che hanno fatto la storia…Restate connessi, che chissà che ci scappi un altro articolo a riguardo!
